Perché se ne parla così tanto oggi?
Il fermento attorno all'intelligenza artificiale si spiega con la maturità tecnologica raggiunta sia nel calcolo computazionale — oggi disponibile su hardware molto potente, di dimensioni ridotte e a basso consumo energetico — sia nella capacità di analizzare in tempo reale enormi quantità di dati, di qualsiasi tipo e formato (Analytics).
Da dove nasce l'intelligenza artificiale?
Il termine Artificial Intelligence nasce "ufficialmente" nel 1956, con il matematico statunitense John McCarthy, a cui seguì il lancio dei primi linguaggi di programmazione dedicati all'AI — Lisp nel 1958 e Prolog nel 1973. Da lì la storia dell'intelligenza artificiale è stata piuttosto altalenante: fasi di avanzamento significativo sul fronte dei modelli matematici, sempre più sofisticati nell'imitare alcune funzionalità cerebrali come il riconoscimento di pattern, alternate a fasi di stallo sulla ricerca hardware e sulle reti neurali.
La prima grande svolta su quest'ultimo fronte arriva negli anni '90, con l'ingresso sul mercato di massa delle GPU — Graphics Processing Unit: chip di elaborazione dati molto più veloci delle CPU, nati nel mondo del gaming, capaci di supportare processi complessi molto più rapidamente e, allo stesso tempo, di operare a frequenze più basse consumando meno energia rispetto alle CPU tradizionali.

