Perché conviene creare un assistente vocale personalizzato per la propria azienda?
Si parla sempre più spesso di smart speaker: applicazioni vocali e dispositivi abilitati alla conversazione. Dire «Ok Google», «Hey Siri» o «Alexa» non è più una novità — e nemmeno possederne uno in casa o in ufficio, viste le crescenti attività promozionali sul tema.
La cosa più importante da sapere è che oggi è possibile creare un assistente vocale personalizzato per la propria azienda: un assistente con cui far interagire i clienti, dare informazioni, creare engagement e offrire un servizio di customer care innovativo. Ma quale device scegliere come base? Ecco una rapida panoramica per orientarsi tra le soluzioni disponibili oggi sul mercato — partendo dai prodotti Amazon, passando per quelli Google, fino a un breve accenno all'HomePod di Apple.
All'uscita di Amazon Echo, prima di quella di Google Home, corrispose una quota di mercato del 94% a fine 2016; da allora Google Home è cresciuto fino a superare il 34%, e alcune previsioni indicano che potrebbe superare Amazon Alexa entro il 2022.
| Dispositivo | Produttore | Anno di lancio | Assistente vocale |
|---|---|---|---|
| Amazon Echo | Amazon | 2015 | Alexa |
| Google Home | 2016 | Google Assistant | |
| Apple HomePod | Apple | 2018 | Siri |
Chi o cos'è Alexa?
Alexa è il «cervello dietro la macchina»: il servizio vocale dietro Amazon Echo, con cui conversiamo. Ha iniziato rispondendo a semplici comandi per la casa, come accendere le luci o aprire il garage, ma nel tempo Amazon ha aperto Alexa ad altri sviluppatori, che possono creare le cosiddette «Skill di Alexa».
Le Skill di Alexa sono applicazioni che attivano Alexa e si collegano ai dispositivi Echo. Alexa è basata su cloud ed è già disponibile su decine di milioni di dispositivi Amazon e di produttori terzi: nel marzo 2018 il numero di Skill ha superato quota 30.000, e Amazon ha conquistato sia il mercato degli speaker intelligenti (80%) sia quello delle applicazioni collegate.
Amazon Echo
Amazon Echo, spesso chiamato semplicemente Echo, è la linea di speaker intelligenti sviluppata da Amazon dal 2010, come parte dei primi tentativi di espandere il proprio portafoglio oltre il Kindle. Il primo Echo, uscito nel 2015, è un altoparlante a cilindro alto 23,5 cm con un array di sette microfoni, che richiede una connessione internet wireless per funzionare; nella modalità predefinita ascolta tutto il parlato, in attesa della parola di attivazione. I microfoni possono essere disattivati manualmente con un pulsante mute. Oggi siamo arrivati alla terza generazione del dispositivo.
Echo Dot
Nel marzo 2016 Amazon ha introdotto una versione più piccola di Echo, a forma di disco da hockey, pensata per essere più semplice da usare in camera da letto. A parte le dimensioni, Amazon afferma che non ci sono differenze funzionali tra Echo e Dot; è stato notato però che l'altoparlante full size è più potente, mentre il Dot è più sensibile ai rumori di fondo.
Echo Show
Nel maggio 2017 Amazon ha presentato Echo Show, portando gli schermi sui dispositivi vocali. Con un display LCD da 7 o 10 pollici, Echo Show ha introdotto funzionalità come la riproduzione di contenuti multimediali e le videochiamate — inclusa la riproduzione di YouTube, disabilitata da Google pochi mesi dopo il lancio.
Google Home
Google Home è la linea di speaker intelligenti sviluppata da Google: il primo dispositivo è arrivato negli Stati Uniti a novembre 2016. Come i concorrenti, permette agli utenti di pronunciare comandi vocali per interagire con i servizi; il voicebot dietro Google Home si chiama Google Assistant, disponibile anche sulla maggior parte dei telefoni Android e scaricabile su dispositivi Apple.
Come Amazon Alexa, Google Home offre applicazioni interne e di terze parti chiamate «azioni», che permettono agli utenti di interagire interamente con la voce, incluso il controllo di elettrodomestici intelligenti. Il prodotto originale ha forma cilindrica, con LED di stato colorati nella parte superiore, e una copertura modulare disponibile in diversi colori tramite il Google Store. Nell'ottobre 2017 Google ha annunciato due nuovi modelli: Google Home Mini e Google Home Max.
Google Home Mini
Google Home Mini è stato annunciato e rilasciato alla fine del 2017: rispetto a Echo Dot ha funzionalità simili in una dimensione più piccola, a forma di ciambella di 10 cm. Google l'ha promosso con lo slogan «dimensioni di una ciambella, potenza di un supereroe».
Google Home Max
Questa è la versione più grande di Google Home, con altoparlanti stereo, un connettore audio e una porta USB. Pensata per competere con l'HomePod di Apple, include Smart Sound, un sistema audio adattivo che usa il machine learning per regolare automaticamente l'uscita audio in base all'ambiente e all'ora del giorno. Non è ancora disponibile in Italia.
Google Nest Hub
Questa versione con display, analoga alla concorrenza Amazon, ha uno schermo da 7 pollici e altoparlanti integrati: adatta alla riproduzione di video su YouTube, come cornice digitale e per tutte le funzioni in cui il display è utile.
Apple HomePod
HomePod è lo speaker intelligente di Apple, annunciato il 5 giugno 2017 e rilasciato all'inizio del 2018; Apple ha dichiarato di aver ritardato il lancio per investire in capacità audio uniche. Gli altoparlanti sono effettivamente superiori a quelli della concorrenza, ma con un costo molto più alto (350 dollari contro i 30-80 dollari dei concorrenti) e funzionalità più limitate, HomePod fatica a imporsi.
Molti sostengono che Apple, pur avendo aperto la strada al mercato vocale con Siri, abbia finito per perdere il mercato degli smart speaker: avere Siri distribuito su ogni dispositivo iOS non è bastato a conquistare questo mercato fin dall'inizio. Una scelta coerente con la filosofia di Tim Cook, CEO di Apple, secondo cui «Apple si preoccupa meno di essere il primo e si preoccupa di più di essere il migliore».
Anche dopo il lancio, i critici sono rimasti tiepidi: le capacità audio di HomePod restano superiori alla concorrenza, ma per molti «semplicemente non è abbastanza intelligente». A differenza dei concorrenti, Apple ha adottato un approccio più chiuso, che lascia agli sviluppatori funzionalità minime entro un ambito preconfigurato: le aziende possono collegare le proprie API solo a funzionalità specifiche, invece di sviluppare un'esperienza utente unica con i propri clienti.
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